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Programmo per necessità, e finalmente potrei smettere

11 Marzo 2026 2 commenti

A metà gennaio ho tenuto un incontro pubblico ad Annecy dove raccontavo a un pubblico di curiosi come si produce un bosone di Higgs e si misurano le sue proprietà (e perché, ma questa è un'altra storia). Nella chiacchierata con il pubblico che sempre segue questi eventi, ho ricevuto tra le altre una domanda che sempre più spesso arriva in queste occasioni: "Per le ricerche che fate a ATLAS e le misure sul bosone di Higgs, usate dei sistemi di intelligenza artificiale?".

La risposta semplice è "Ovviamente sì". In effetti, da tempo l'analisi dei dati collezionati dagli esperimenti LHC (e, più recentemente, una parte non trascurabile della stessa acquisizione dei dati) si basa su algoritmi di machine learning: separazione di "segnale" e "rumore", classificazione di fenomeni fisici diversi, identificazione di oggetti e particelle nei rivelatori, calibrazione della risposta stessa dei rivelatori. Possiamo dire anche con un certo orgoglio che la fisica delle particelle è stata una delle discipline pioniere ad adottare questo approccio per migliorare l'uso dei dati e spremerne il massimo. Prima che programmare in Python diventasse normale, prima che l'ecosistema dei tool di machine learning (cose come Keras, PyTorch, XGBoost, …) oggi così facilmente accessibile fosse a portata di tutti, prima che le GPU venissero usate per calcolare (e non per fare il rendering dei videogiochi), ROOT aveva già TMVA integrato e i fisici delle particelle lo sfruttavano intensamente.

"Machine Learning" non corrisponde però esattamente con "intelligenza artificiale", e dunque la domanda potrebbe richiedere una risposta più complessa. Se per "intelligenza artificiale" si intende l'uso "agentico" dei modelli di linguaggio LLM, per esempio per pianificare o strutturare un programma di ricerca, allora nel nostro campo le cose si stanno sviluppando solo adesso, e le implicazioni e le possibilità sono ancora tutte da capire e da studiare. Proprio stamattina al CERN c'è stato un interessante seminario di Tilman Plehn, che affrontava la questione dal punto di vista di un fisico teorico. Vi lascio andare a guardare le slide per i dettagli (anche parecchio tecnici). La cosa che a me pare più interessante è che i modelli LLM possono essere usati non solo per i compiti precisi che sarebbero tradizionalmente affidati a un algoritmo di machine learning (per esempio: trova l'algoritmo che meglio separa questo processo da quest'altro a partire da questi dati simulati), ma per costruire un workflow ben più complesso, spesso eliminando l'inevitabile frizione che avrebbe la difficoltà di scrivere direttamente del codice efficiente (e corretto) per realizzare un certo progetto. Quanto più lontano sarà possibile andare con la ricerca, se il nostro tempo non sarà più dominato a risolvere errori di compilazione, dipendenze da librerie, o inefficienza degli algoritmi? Se i compiti da far fare a una macchina possono essere espressi in linguaggio "naturale", quanto più rapidamente avanzeremo? Secondo me, molto.

Credits: "Transforming Particle Theory", Tilman Plehn @ CERN 11/3/2026

Qualche settimana fa sono incappato, tramite questo post, in questo articolo di Alberto Romero che sostiene che l'avvento degli agenti basati sui modelli AI ci obbliga (obbligherà) a concentrarci su cosa fare, e non su come farlo. Questa idea sembra spaventare parecchie persone, preoccupate di essere rimpiazzate nelle proprie (indispensabili?) competenze. A me, fisico delle particelle sperimentale, sembra invece una liberazione potentissima. Programmo per necessità, ma non sono un programmatore. Progetto e costruisco circuiti elettronici e strutture meccaniche per necessità, ma non sono un ingegnere elettronico né meccanico. Queste professionalità sono per me e i miei obiettivi (avere il migliore strumento per interrogare la natura sul suo funzionamento) degli strumenti. Mi avvalgo già oggi dell'aiuto di ingegneri: poterne rimpiazzare i servizi con quelli di un agente AI non mi sconvolge affatto. Se Claude Code interfacciato al mio editor di codice preferito può darmi un codice robusto o correggere il pessimo codice che scrivo io, mantenendo le indicazioni su quello che il codice deve fare ma migliorando efficienza, leggibilità e manutenibilità, e può farlo nei tempi che meglio mi convengono, tanto meglio.

La vera domanda al limite è per chi lavora con competenze tecniche specialistiche: che cosa costituisce il valore aggiunto di una professionalità, se la conoscenza tecnica che fino a ieri la rendeva rara e preziosa diventa progressivamente accessibile a tutti? Non è una domanda retorica, è una delle più serie che il mercato del lavoro dovrà affrontare nei prossimi anni. A me, la cui professionalità è principalmente farsi delle domande, immaginare nuove direzioni, ed esplorare soluzioni mai viste prima, avere un esercito di aiutanti efficienti che mi liberano dall'usare il mio tempo a risolvere problemi pare una rivoluzione esaltante. Per chi invece costruiva il proprio valore sul come più che sul cosa, la transizione sarà probabilmente meno indolore.

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I code out of necessity, and I might finally be able to stop

11 Marzo 2026 Lascia un commento

In mid-January I gave a public talk in Annecy where I was telling an audience of curious people how a Higgs boson is produced and its properties measured (and why, but that's another story). In the conversation with the audience that always follows … [Continua a leggere] infoI code out of necessity, and I might finally be able to stop

Archiviato in:English posts, Geeking & Hacking, Scienza e dintorni Contrassegnato con: AI, artificial intelligence, Claude, computer science, future, Higgs boson, Keras, LLM, Machine learning, physics, programming, PyTorch, research, TMVA, XGBoost

La fine di LHC (in quanto LHC)

8 Marzo 2026 2 commenti

Fa un po' strano dirlo così, ma da sabato LHC è entrato nella fase finale delle sue operazioni in quanto LHC. Il che non vuole dire che a partire da quest'estate smetterà di funzionare, ma in effetti dopo i 4 anni del Long Shutdown 3 che inizia a … [Continua a leggere] infoLa fine di LHC (in quanto LHC)

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Fasci in circolo

28 Febbraio 2026 5 commenti

Da giovedì scorso i fasci di protoni circolano di nuovo dentro LHC dopo la pausa invernale, inizialmente a un'energia di 450 GeV e poi anche a 6,8 TeV. E proprio venerdì scorso ci sono state le primissime collisioni, ancora instabili, nel senso che … [Continua a leggere] infoFasci in circolo

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Primo anno

18 Febbraio 2026 4 commenti

Quest’anno Giulia ha iniziato l’università. Sì, sembra ieri che era minuscola eccetera eccetera. E poi: la sindrome del nido vuoto, la vecchiaia che avanza, moriremo tutti, avanti i giovani: tutte riflessioni che faccio e facciamo, ma non è … [Continua a leggere] infoPrimo anno

Archiviato in:Letture e riflessioni, Scienza e dintorni, Vita di frontiera Contrassegnato con: Fisica, futuro, Giulia, James Hollis, matematica, psicoanalisi, università

Il caso è cieco

3 Febbraio 2026 1 commento

Il weekend è stato intenso, ((La manifestazione a Torino, certo, ma anche un rocambolesco rientro a casa, con Irene che dimentica la giacca con tutte chiavi dentro in autogrill a Chatillon (la fatica emotiva di questi mesi si fa sentire), se ne … [Continua a leggere] infoIl caso è cieco

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La frattura non può che allargarsi

1 Febbraio 2026 7 commenti

Ieri ero a Torino per visitare la mia famiglia, ma anche per partecipare alla manifestazione nazionale. Ho passato quattro ore in strada, in quello che è stato uno dei cortei più grandi e più pacifici a cui abbia mai preso parte. Non ho visto … [Continua a leggere] infoLa frattura non può che allargarsi

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Essere un’operaio dell’altoforno

28 Gennaio 2026 Lascia un commento

I tempi cambiano, i blog sono morti ma poi nemmeno tanto, i social fanno schifo ma non si riesce a farne a meno, e nel frattempo c'è chi si ostina a scrivere newsletter. Una di quelle che saltuariamente popola la mia casella di posta è riapparsa … [Continua a leggere] infoEssere un’operaio dell’altoforno

Archiviato in:Mezzi e messaggi, Raccontare la scienza Contrassegnato con: blog, divulgazione, insegnamento, newsletter, Plutocratica Sicumera, Willie Peyote

La gioia non è fatta per essere una briciola

14 Gennaio 2026

Per una serie di ragioni personali e lavorative, oggi è il primo giorno del 2026 che metto piede al CERN. Il che non significa che sia il mio primo giorno lavorativo del 2026, anzi, ma altri impegni mi hanno portato a passare la maggior parte delle … [Continua a leggere] infoLa gioia non è fatta per essere una briciola

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Marco Delmastro Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra. Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità. Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché. Per qualche tempo ho risposto a domande di fisica (e non solo) sul podcast Tu che sei un fisico (e prima o poi potrei riprendere).

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