I tempi cambiano, i blog sono morti ma poi nemmeno tanto, i social fanno schifo ma non si riesce a farne a meno, e nel frattempo c'è chi si ostina a scrivere newsletter. Una di quelle che saltuariamente popola la mia casella di posta è riapparsa stamattina, e, sebbene normalmente parli principalmente di fumetti, oggi dice delle cose che mi pare valgano anche per l'evoluzione di questo blog e per il suo possibile futuro:
La narrazione diffusa è che se un argomento ti appassiona, allora perché non provarci ad avviare quel canale YouTube, aprire quell’account Instagram, o scrivere quella newsletter; che la passione è il modo sia per dimostrare la propria conoscenza su qualcosa, senza alcuna tediosa pretesa accademica, sia benzina bastevole ad alimentare il motore, in una sorta di moto perpetuo per cui una persona appassionata ha sempre qualcosa da dire, o da scrivere, in merito all’argomento che ha scelto. Un tempo ci credevo anche io, poi ho smesso: non perché ero giovane e con più ideali, non perché avessi più tempo a disposizione. La verità è che essere un’operaia dell’altoforno non mi piace.
Che io non volessi fare l'operaio dell'altoforno della divulgazione della scienza è una cosa che mi è risultata chiara una decina di anni fa. Da una parte ho capito che fare bene scienza e fare bene divulgazione della scienza sono due imprese sostanzialmente incompatibili, tanto per il tempo necessario da dedicare a entrambe quanto per la necessità di specializzarsi nella seconda, ché gli scienziati che si improvvisano divulgatori spesso producono risultati mediocri. Dall'altra, mi era (ed è) chiaro che a me piace insegnare le cose che faccio e che mi appassionano, ma se per poterlo fare in un contesto divulgativo ed avere un'audience decente devo diventare schiavo di ritmi (e algoritmi), allora semplicemente dico "grazie, ma no, grazie".
P.S. E no, non ho intenzione di mettermi a scrivere una newsletter 😉
P.P.S. Questo post è stato ispirato dalla lettura della newsletter di cui sopra, ma anche da questo commento di Enrico al post sui biglietti di auguri di ATLAS (certo che mi ricordo lo spritz al Select, Enrico! E peraltro ne ho ordinato recentemente uno a Torino insieme ai miei cugini veneti, ché incredibilmente il Select si trova anche in terra sabauda!)








